16/09/2010
La scrittura e la donna nuda
È già due giorni che non scrivo. Non che non avessi nulla di che scrivere anzi … ma nulla che valga la pena venisse scritto, forse è questo che intendo, valer la pena: non si scrive per il semplice gusto di scrivere ma perché abbiamo dentro delle cose che vale la pena di scrivere. La pena. Scrivere non è una pena, ma un piacere. Solo che imparare a scrivere bene è molto più difficile. Ora, sto uscendo fuori discorso: io non decido mai prima di scrivere cosa devo scrivere, ma di sicuro questo discorso non mi porterà che a un vicolo cieco. Di solito, scrivere le prime righe è più difficile … poi si prende la mano. Come dire che, ad un certo punto, la mano e i pensieri diventano una sola cosa, e così tutto il resto, tutto quello che dovrebbe essere funzione del cervello, dalle parole da scegliere al modo in cui disporle, passa direttamente dal cervello al cuore.
Ecco, ora mi sono sintonizzata sulla giusta linea d’onda. Sento che questo sta lentamente avvenendo: è un vero orgasmo di idee, un vero e proprio fecondo momento di vita. Sapere di stare scrivendo delle cose sensate, e oltre che sensate anche belle … beh, per uno scrittore è come aver raggiunto il punto g della sua esistenza. Sì, lo so che voi pensate che sto esagerando ma, sapete, nella vita non c’è solo una la forma di piacere. Questa della scrittura esiste ed è tangibile, anche se dev’esser conquistata col sangue. Non è così? Quando vedete una bella donna o un bell’uomo e vi accorgete che, se non sarà vostro o vostra, preferireste bruciare nelle fiamme dell’Inferno piuttosto che agonizzare decrepiti per le fiamme dell’amore, in questi casi, non fate forse di tutto per conquistare chi bramate con tanto ardore, con tanta speranza, con tanta esasperazione? Prima di incontrare quella donna, mia signora scrittura, io vagavo sola in un mondo di immagini, di concetti, di visioni…l’immensità della natura, l’immensità del pensiero, l’immensità dei sogni…poi un giorno, leggendo, mi sono innamorata di lei, che mi scorreva accanto, che come una lama di rasoio mi accarezzava, lei che non avrei potuto avere con le mani, né con gli occhi, né con nessun’altro dei miei sensi…le ho dato il mio cuore perché lei mi porgesse la sua destra. Ora il mio cuore è suo e lo sarà per sempre.
Forse è per questo che, all’inizio dell’estate, mi sono dovuta scontrare contro un muro di ghiaccio: mia signora scrittura, mia signora scrittura cosa devo fare io per portarti dove vorrei, per sposarti ufficialmente? Non esiste una via, non esiste un indirizzo per una chiesa in questa maledetta città? Come? I tuoi genitori non acconsentono al matrimonio? Come sarebbe a dire? È proprio così. E ora, cosa farò? Convivremo. Convivremo? Sì. E dove? Io sul foglio e tu, quando vorrai venirmi a trovare, non dovrai far altro che prendere la penna e suonare al mio uscio. Così, come abbiamo sempre fatto. Ma io voglio che cambi qualcosa! E perché? Perché ti amo troppo per accontentarmi di una semplice convivenza! Porta pazienza … e poi non mi dire che non ti sei mai guardata intorno … tutte queste donne di oggi … messere ingegnieria, messere medicina, messere giurisprudenza …
E fu così che ora sono “una scrittrice” che non sa che fare: so quello che sono, ma non so quello che farò. Probabilmente un giorno riuscirò a sposarmi. Per ora preferisco stare a vedere come vanno le cose. Io, ad ogni modo, conosco l’indirizzo della mia amata e andrò a suonarle all’uscio tutte le volte che potrò. Un giorno la gente saprà del nostro amore: un giorno lontano, ma non troppo lontano perché io perda la speranza.
A volte come scrittrice mi capita di accorgermi di copiare lo stile altrui. Tipo ora: il dialogo senza graffette, senza trattini non è di mia proprietà. L’ha inventato un certo scrittore, anche lui un innamorato folle, un tale Josè Saramago. Sto leggendo il suo ultimo libro “Il vangelo secondo Gesù Cristo” e mi meraviglio che un libro del genere non sia ancora stato messo al rogo dalla Santa cattolica apostolica chiesa. In fondo è un libro eversivo: propone un immagine di Gesù e compagnia bella davvero troppo poco spirituale. Come scrittrice me ne disinteresso, come persona ritengo che ognuno sia libero di proporre la sua immagine di Dio come gli pare e piace. Non credo che Josè Saramago, più che arricchire i punti di vista, abbia intenzione di imporre la propria visione agli altri. E poi, si sa, gli scrittori sono gente libera, indipendente … l’unica istituzione che, semmai, si è sempre messa in testa di imporre le cose, specialmente quelle in materia religiosa e morale (ma non solo) è la Chiesa. Sì sì la santissima umana chiesa, con la c minuscola a questo punto.
Ma come sono polemica oggi. Forse perché è passato anche solo un giorno dall’ultima volta che ho visto la mia amica, ma vi assicuro, dopo un solo giorno senza di lei mi si azzera l’ormone della felicità. Che poi va ad intaccare quello della scrittura, o meglio, mi voto alla scrittura malinconica e depressiva, polemica e borbottona, ma assolutamente non lirica, come invece piace a me. Eh, questo è un bel problema. Amica, perché non vieni a trovarmi anche oggi? Perché non tutti i giorni? Ah già che tu hai la scuola…e una marea di impegni. Però, caspita, quando io e lei stiamo sedute su quegli scalini di via Terza, beh, è come se non ci mancasse nulla. Ieri mi ha fatto leggere una sua poesia, è un po’ macchinosa ma un esemplare raro. Stamattina me l’ha inviata via mail, così quella poesia sarà anche un po’ mia, come ieri è stata sua, oggi è anche un po’ mia, domani chissà.
È importante che gli scrittori abbiano il cuore generoso: serve loro per poter dividere un po’ con tutti quello che hanno scritto.
Per quanto invece riguarda la biologia vi avevo promesso di parlarvi dell’atomo. E a questo punto voi alzerete le braccia in modo seccato, sospirando: - speravo che se ne fosse dimenticata -. Ma vi ricordo che, se avete deciso di leggere questo diario, è inevitabile sorbirsi un po’ di biologia: infatti questo è il diario di una scrittrice che vuole fare la biologa, non un diario qualsiasi. Ad ogni modo, potete star tranquilli: Gianni Rodari ha legalizzato la “saltatura di righe noiose a discrezione del lettore”. Embè, non sapevate che anche i lettori hanno i loro diritti universalmente riconosciuti? Si tratta di un patto tra scrittori e lettori nato molto tempo fa. Unica condizione: che gli uni sappiano solo le critiche o i complimenti dei secondi, tutto, tranne le righe che sono state saltate. È una clausola del contratto fatta apposta per garantire la pacifica convivenza. Ma vi immaginereste voi che rivoluzione se tutti i lettori scrivessero “questo pezzo è una noia mortale”, oppure “ho saltato completamente l’elenco tal dei tali”, ma no, sarebbe un caos, ve lo dico io, un vero e proprio caos, eh sì, perché allora tutti gli scrittori si ribellerebbero urlando: “adesso ve lo diamo io, altro che noia e noia mortale! Noi scioperiamo!”. Ah, sto di nuovo fantasticando. Ogni tanto lo faccio: scrivo di una cosa poi parto con le mie fantasie che non stanno né in cielo né in terra; è come risvegliarsi da un colpo di sonno e, nel peggior dei casi, è come cadere da una nuvola, senza paracadute. Allora sì che la caduta fa male! Però bello, è bello quello che in fondo si riesce a creare solo con un foglio di carta e una penna, e un po’ di fantasia non fa male a nessuno, che ce n’è già poca a questo mondo.
La storia dell’atomo è una storia meravigliosa, che riguarda noi tutti e che riguarda – voi forse questo non ve lo sareste mai aspettato – anche l’intero universo. Studiando ho potuto notare come il microcosmo, persino quello atomico, si rispecchi perfettamente nel macrocosmo, la nostra realtà, la realtà universale. La stessa legge di gravitazione vale per l’atomo come per il pianeta grande otto volte la Terra, Giove. Anzitutto, sapete già che tutta la materia, dal vostro computer al mio inchiostro, è composta da atomi. L’atomo è, per definizione, la più piccola particella componente la materia ed esistente in natura: atomo infatti deriva dal greco a-thomos cioè non divisibile. In realtà, molti secoli dopo i greci, si scoprì che l’atomo contiene centinaia e centinaia di altre particelle, dette per questo sub-atomiche, di cui solo tre sono quelle che si studiano a scuola: i protoni, i neutroni e gli elettroni. Beh, fin qui semplice. Più difficile fu l’affermazione di quale fosse la disposizione di queste particelle all’interno dell’atomo: chi riteneva che fossero tutte e tre mescolate insieme, come i canditi di un panettone, chi arrivò all’intuizione che gli elettroni girassero attorno ai protoni e ai neutroni, chi si immaginò queste orbite circolari e chi ellittiche. Che gli elettroni girano attorno ai protoni e ai neutroni questo si sa, e questo avviene per la stessa ragione per cui la Terra riesce a girare attorno al Sole senza mai cadere dentro di esso, né stancarsi mai, in eterno diremo, la Terra non ha problemi di nutrimento o di fiatone. Ma la cosa sorprendente fu scoprire che gli elettroni girano attorno al nucleo atomico non su di una orbita ben precisa, ma ondeggiando, come tanti ballerini, così veloci e così abili che, per una precisa legge sull’indeterminazione, nessuno può mai veramente dire il punto preciso in cui si trovino in un dato istante. È per questa ragione che la posizione dell’uomo è indeterminata: tu magari puoi dire che ora è seduto a una cattedra che scrive, e magari quello sta con la testa al parco dove la sua Cinzia si sta facendo il bagno nella fontana. Per di più senza vestiti.
12/09/2010
Diario di una scrittrice che vuol fare la biologa
Parte 1
11 Settembre 2010
Ebbene sì, non chiedetemi come, non chiedetemi perché, ma questo è quello in cui ho deciso di applicarmi nei prossimi tre anni della mia vita. Tre anni oppure uno soltanto, questo ora non lo posso sapere. Le buone intenzioni ci sono; forse qualcosa di più delle buone intenzioni, tant’è vero che, se così non fosse, non avrei già iniziato a studiare. Anzi no, togliamo il già: inizio a studiare da oggi, ho da prepararmi per un esame che, seppur non selettivo, ha una certa importanza … se dovesse andarmi male (come credo, visto il poco tempo a mia disposizione) risulterei con debito formativo. Da colmare, assolutamente. In effetti, i miei anni di Liceo li ho passati a studiare con passione il Latino, il Greco, la letteratura inglese e italiana, la Divina Commedia, i Promessi Sposi … passione e anche un po’ di divina riluttanza. La mia attività principale è sempre stata studiare! Ma una parte di me, molto svogliata e pigra, rifiuta lo studio e passerebbe volentieri tutto il suo tempo a leggere, scrivere e sognare d’amore, oppure a fare l’amore, a camminare per i campi, arrampicarmi, patire il freddo per poi rintanarmi sotto la tenda, al caldo di un piccolo gas portatile, esercitarmi nel nuoto, nella lotta, bere crema di whisky al bar, fino all’ebbrezza, parlare di vita e di morte con il solo lume delle stelle, fare un viaggio in Brasile e visitare la foresta Amazzonica e imparare la lingua del posto, per parlare con il vecchio saggio della tribù, fumare, infine, le foglie di coca dalla pipa indiana, io passerei la vita in questo modo. Passerei la vita anche guardando le acque di un fiume: tutto scorre, panta rei. Leopardi diceva che nessun uomo è portato per le lettere lo studio, che se gli uomini studiano lo fanno per sforzo, abitudine, per una pressione di volontà. Dovrei averla qui la citazione, eccola:
Non è dubbio che l’operare è tanto più degno e nobile del meditare e dello scrivere, quanto è più nobile il fine che il mezzo, e quanto alle cose e ai soggetti importano più che le parole e i ragionamenti. Anzi niun ingegno è creato dalla natura agli studi; né l’uomo nasce a scrivere, ma solo a fare.
Operette Morali – Del Parini ovvero della gloria
Forse è stato questo che mi ha portata a scegliere di dedicarmi alla biologia. Una necessità di fare, di imparare un mestiere. Studio ma un giorno uscirò fuori con un lavoro, un lavoro sempre a contatto con la Terra, quanto di più vero e intimo alla mia natura. Oggi ho studiato una cosa molto interessante: il libro di biologia dice che la vita è strutturata in livelli gerarchici, ognuno dei quali ha come base il livello precedente. Per far capire, il livello più semplice che opera tutte le funzioni vitali è … la cellula. Incredibile. Ognuno di noi è composto di cellule, tutto ciò che vive è composto da cellule, anche gli alberi, gli uomini come le erbacce, e le cellule sono come dei micro-organismi che, al nostro interno, si cibano, vivono e muoiono. Cacano e producono come noi. Possiedono persino un cervello, che è il DNA, una cosa meravigliosa, protetta dal nucleo, che contiene tutte le informazioni necessarie per la nostra vita. Eppure (e questo è scritto nel libro di biologia, non lo dico mica io) lungi da noi il pensare che l’uomo sia semplicemente un insieme di organi, a loro volta un insieme di tessuti, a loro volta un insieme di cellule, a loro volta un insieme di atomi. Errato! Il tutto è più della somma delle sue parti. Infatti, l’interazione (è una parolona sì lo so, diciamo…la cooperazione!) delle cellule tra di loro, dei tessuti fra di loro, degli organi fra di loro produce un essere, il quale è per l’appunto l’uomo (e che in termini scientifici potremmo dire essere il livello gerarchico di vita più evoluto intellettualmente!) dotato di proprietà del tutto speciali e particolari (anche qui il libro le definisce proprietà emergenti, perché paiono appunto emergere dal nulla, perché prima non esistevano) che le cellule in sé non possedevano.
Quanto si potrebbe dedurre da tutto questo! Che belle cose genera la cooperazione! E quanto è organizzata la natura! Sembra che qualcuno l’abbia fatta con un pennello, bella apposta, e tutta perfetta. È una visione anche questa del tutto umana … col suo cervello l’uomo ha classificato, schedato, organizzato … ad ogni modo, tutto questo ha il suo fascino. Spero di non aver annoiato nessuno. E se così fosse … vi pregherei di farmelo sapere: non si sa mai che domani io mi metta a discorrere di filosofia, psicologia o letteratura!
22:08 Scritto da: hamlet91 in blog life | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: biologia, scrittrice, cooperazione, natura, livelli, gerarchici | OKNOtizie |
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06/07/2010
Testimonianza di un' abitante de L'Aquila
Ieri mi ha telefonato l'impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky.
Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009.
Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno, causa terremoto.... Mostra tutto
Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata.
Ammutolisce.
Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere, poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto.
Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio, mi sale il groppo alla gola.
Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio.
Le racconto del centro militarizzato.
Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio.
Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati.... Mostra tutto
Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire.... Mostra tutto
Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire.
E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere.
Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i
contributi, anche se non lavoriamo.
Le racconto che pagheremo l'i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte e
ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti.
Anche per chi non ha più nulla. Che, a luglio, un terremotato con
uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di
retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse,
ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile.
Che lo stato non versa ai cittadini senza casa, che si gestiscono da
soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro
mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto.
Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo.
Che io pago ,in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso
pagava per un appartamento in via Giulia, a Roma.
La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri
costruiti a prezzi di residenze di lusso.
Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari
senz'anima. Senza neanche un giornalaio o un bar.
Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro
terra lontani chilometri e chilometri. Le racconto de i professionisti
che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo.
Le racconto di una città che muore e lei mi risponde, con la voce che le trema.
" Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non
potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi.
Dovete dirglielo, chiamate la stampa. Devono scriverlo."
Loro non scrivono voi fate girare.

